Maurizio Fiorino

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La musica, la moda, la letteratura, il cinema hanno cambiato il mondo, a livello sociologico intendo dire, più delle rivoluzioni.

List the 10 uncommon and embarassing moments of your life.

1, 2, 3 e mi fermo al 4) ma non basterebbero cento numeri per descrivere l’imbarazzo di questo momento: dopo un volo Milano/NYC arrivo al JFK stordito dal fuso orario e stanchissimo, con addosso solamente uno zaino, ho la felice idea di andare dritto in palestra per fare un bagno turco e la doccia, palestra fighissima frequentata solamente da modelli e uomini d’affari, arrivo nello spogliatoio gremito di maschi, lavo i denti, li sciacquo col colluttorio e nel mentre mi spoglio, metto un asciugamano intorno alla vita e mi dirigo verso il bagno turco. Al ritorno però prendo uno scivolone plateale. Cado a terra, l’asciugamano si apre e rimango nudo come un verme davanti a tutti, come se non bastesse per via della botta a terra mi sputo tutto il colluttorio addosso, 5) stessa palestra, qualche mese dopo, durante una lezione di yoga la mia insegnante di riferimento mi sceglie per far vedere agli altri come si fa la posizione dell’headstand (in piedi con la testa e gambe in aria) che io all’epoca facevo alla perfezione, mi posiziono in mezzo alla sala e appena mi elevo, cado all’indietro e mi spiaccico a terra. Anche lì, ridono tutti, insegnante compresa, 6) quest’estate ho conosciuto Mario Fortunato e un attimo prima di salutarlo un uccello mi ha fatto la cacca sulla testa, 7) attacco di riso ingestibile durante il funerale di mia nonna, 8) un mio amico scrittore mi ha regalato il suo libro, io non l’ho neanche aperto ma per paura di ferirlo gli dissi che mi era piaciuto tantissimo e lui allora mi ha domandato cosa ne pensassi del finale e cosa avevo capito, e di spiegarglielo, alla fine ho dovuto ammettere che avevo “saltato dei pezzi”, 9) prima uscita adolescenziale a Crotone con mia cugina. Entrambi timidissimi, stavamo per entrare ufficialmente nel mondo dei grandi. Senza amici, soli io e lei, ci avventuriamo sul lungomare pieno di giovani e ad un certo punto eravamo per strada fianco a fianco e dalla confusione e dall’imbarazzo lei viene verso di me e io verso di lei. Praticamente ci intrecciamo le gambe, rimaniamo sospesi tra lo stare in piedi e cadere a terra per qualche secondo, poi facciamo dietrofront e torniamo a casa, 10) sempre con la stessa cugina, primo spinello della mia vita e ho le allucinazioni. Entriamo in un bar e cominciamo a ridere talmente tanto che non riusciamo neanche a parlare. Io rido per il colore dei tavoli (argentati) e perché penso che ogni cosa che mangio mi esca fuori dal naso, lei per qualche altro motivo che non ricordo. Il proprietario del bar, dopo sedici anni, quando ci vede ancora si ricorda di quella sera.



What do you think about influencing the fashion and trend system?

Appena leggo insieme il verbo influenzare e moda, penso subito a Gianni Versace e alla Magna Grecia. Mi vengono in mente le sue stampe, le fotografie del suo studio pieno di statue, opere d’arte, cimeli, e poi penso a ciò che ha fatto, a come ha saputo rendere contemporaneo il mondo antico stravolgendolo e facendolo suo. In lui c’era influenza, moda, rivoluzione e di nuovo influenza visto che ancora oggi tanti giovani (e meno giovani) stilisti lo usano come punto di riferimento.


What’s your opinion about common people?

Per me la gente comune, comune a me, alla mia storia personale, è in realtà gente per gli altri non-comune. Sin da piccolo ho avuto un debole per gli emarginati, per quelli che la gente della mia città considerava diversi perché io mi sentivo uno di loro. Extracomunitari, travestiti, magari la persona in classe che era handicappata diventava la mia migliore amica. Da quando vivo a Milano i miei amici sono i marchettari di piazza Trento, persone che poi entrano a far parte del mio mondo e di ciò che scrivo. La mia filosofia di vita è che più stai per strada meglio insegni e hai da imparare.



Do you believe in a democratic sense of ART?

Sì, perché possono e devono farla tutti, e siamo tutti ipotetici artisti, possiamo esserlo. Lo è mia madre che fa le foto col suo iPad, lo è mio nipote che fa scarabocchi su un foglio e lo è mia nipote che ha quattro mesi e per esprimersi strilla come una matta. Credo nell’arte e nella sua potenza di cambiare le cose. Farle evolvere. Indurci a riflettere. La musica, la moda, la letteratura, il cinema hanno cambiato il mondo, a livello sociologico intendo dire, più delle rivoluzioni.



What do you expect from COMMONUNCOMMON Magazine in the future?

Un magazine che rispecchi tutti i punti di vista e che sia come un viaggio per chi lo legge. Viaggiare significa mettere in dubbio ogni cosa, soprattutto ciò di cui si è più convinti.



Maurizio Fiorino
www.mauriziofiorino.com

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