Stefano Guerrini

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Sembrerò banale e buonista,ma in ognuno di noi c’è qualcosa di speciale. A volte le persone più straordinarie che pensavo di incontrare si son rivelate le più noiose, le più arroganti, le meno interessanti.

1. List the 10 uncommon and embarrassing moments of your life.

Terry Richardson pubblicò alcuni anni fa un libro di scatti particolarmente osè per una nota casa editrice Bolognese. Venni invitato alla presentazione del libro con annessa piccola mostra degli scatti e possibilità di intervistare il fotografo. Se conoscete il lavoro di Richardson e se pensate che il libro era venduto in una busta nera, potrete comprendere che tipo di immagini ci fossero. Io adoro Terry e andai, chiacchierai con lui, fra l’altro una persona deliziosa, gentile e molto dolce, per lo meno questo è il ricordo che ho di lui disponibilissimo, con un allora molto agitato fashion writer alle prime armi. Il giorno dopo andai nel sito della casa editrice per vedere se c’erano degli scatti della serata e con mia sorpresa ne trovai uno con me che lo stavo intervistando. Con grande gioia e senza pensare ho downloadato l’immagine e inviata a tutti i miei contatti, gongolando e beandomi della mia impresa. Dopo poco ricevetti una mail da una cara amica, che faceva la pr di moda a Milano, che mi scriveva che forse avrei dovuto fare più attenzione a cosa mandavo in giro. Perché dalla felicità di condividere il momento non avevo notato che in primo piano eravamo sì io e il famoso fotografo, ma sullo sfondo era ben visibile appesa al muro una sua opera, che rappresentava due simpatiche signore intente a condividere tanta gioia orale con un simpatico signore. Ancora oggi penso a chi ho inviato quello scatto, tipo parenti, ex miei docenti e affini, e vorrei sprofondare!

  1. What do you think about influencing the fashion and trend system? 

Io penso che la bellezza sia totalmente inconsapevole. Quando uno capisce di essere bello, inizia ad atteggiarsi da bello e ai miei occhi non lo è quasi più. Lo stesso vale per l’essere degli influencer, ammesso che questa parola abbia un senso, chi lo è, lo è semplicemente perché per attitudine personale è curioso, aperto al nuovo, pronto a farsi stupire ancora con gli occhi di un bambino e desideroso di condividere le sue scoperte col mondo. Troppi si definiscono influencer perché fa figo dirlo sui social e qualcuno poi ti crede pure! Io non so se lo sono. Penso solo di essere, come scrivevo secoli fa nel mio blog, come sottotitolo, a pop archaeologist, a committed fashion enthusiast and a style searcher, se nell’essere questo a volte colgo anche lo spirito dei tempi, il tanto decantato zeitgeist, e qualcuno condivide le mie scoperte o i miei innamoramenti, mi fa felice. Sono molto fortunato perché le mie passioni sono diventate un lavoro e altrettanto fortunato di condividere queste passioni con persone che hanno voglia di seguirmi, di leggermi o di vedere un redazionale che realizzo. Quindi alla fine di questo discorso, forse ci starebbe bene un grazie a chi ha fiducia nel mio gusto e nella mia curiosità, mi piacerebbe dire talento, ma poi guardo i miei idoli come Jacob K o Katie Grand e mi sento piccolo, piccolo.

  1. What’s your opinion about common people? 

Innanzitutto chiediamoci che cosa significa ‘common’ people. Che cosa intendiamo? Chi è la gente comune? Nessuno lo è e lo siamo tutti. Sembrerò banale e buonista,ma in ognuno di noi c’è qualcosa di speciale. A volte le persone più straordinarie che pensavo di incontrare si son rivelate le più noiose, le più arroganti, le meno interessanti. Mentre mi è capitato spesso di farmi stupire da persone che all’apparenza avrei definito insignificanti. Alla fine, anche questo, mi ha fatto capire quanto detesti i luoghi comuni. È vero che però c’è chi vive di questi luoghi comuni, basta stare alla larga da queste persone! Ho incontrato figure felicissime della propria non voglia di conoscere, persone grette e chiuse, ho subito il loro giudizio, mi sono anche ribellato, sono scappato. Ma in realtà nessuna ribellione o scusa vale quanto l’imparare a conoscersi bene, a gestire le proprie aspettative nei confronti degli altri. Aggiungo un’altra cosa, lavorando nel fashion world, da outsider, che vive in Romagna, che si è laureato in medicina e così via, ho spesso constatato, stupendomi, che chi era meno aperto nei miei confronti non era il mondo dei grandi giornali e dei nomi importanti, quello che mi immaginavo mi avrebbe snobbato o rifiutato, ma quello indipendente, alternativo, quello che io vedevo fatto di persone speciali, con le quali avrei voluto condividere. Ritorno quindi all’inizio: chi è comune, chi non lo è?

4. Do you believe in a democratic sense of ART (such as MUSIC, DESIGN, LITERATURE, FASHION, Etc,)? 

È una domanda difficile. Di pancia mi verrebbe da dire di sì, certo, subito! E ideologicamente rimane così. Voglio un mondo dove il bello possa essere facilmente fruibile, dove le idee possano circolare in libertà, dove io possa disquisire di arte e letteratura con un amico che sta in qualsiasi posto dalla parte opposta del mondo senza che a lui, o a me, sia vietato collegarsi ad internet, o non possa vedere una certa immagine perché censurata. Poi penso che l’attuale generazione è quella che con più facilità ha accesso alle informazioni, e quindi alla conoscenza, all’arte, al design, e meno ne è interessata. Lo vedo spesso, non sempre e non in tutti, sia chiaro, però lo vedo spesso nelle persone più giovani che incontro quotidianamente. E questo mi deprime e non mi fa ben sperare ad una democratizzazione del sapere, del bello, della creatività. Perché se in futuro a nessuno interessasse più di tanto accedere a queste cose, perché dovranno, e intendo chi verrà dopo di noi, renderle democratiche e accessibili?

5. What do you expect from COMMONUNCOMMON Magazine in the future?

Di essere una voce fuori dal coro, ma aperta alle idée in maniera non snobistica, ma onesta ed umana. Sembra di dire ovvietà, ma troppo spesso vedo progetti indipendenti diventare espressione di ego incontenibili, mentre il mainstream world continua a raccontare un mondo della creatività totally boring. Vi auguro di essere liberi, mantenendo un contatto preciso con chi vi legge e chi vi supporta.

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